Mentre infuria la seconda ondata del caso Ruby e le elezioni tornano ad affacciarsi al prossimo orizzonte, è ora finalmente di adempiere alla promessa dell’ultimo post e ricapitolare l’argomentazione fin qui svolta sulla natura del berlusconismo e le indicazioni che possiamo derivare da questa analisi in merito alle scelte che si prospettano all’opposizione. Siamo ad un crocevia senza ritorno e c'è da scegliere la strada giusta.
Ho sostenuto (nei post del 17 e 24 ottobre) che Berlusconi coltiva un progetto neo-autoritario di concentrazione del potere, che non è compatibile con la democrazia in quanto tale. Ritengo che abbia coltivato questo progetto fin da quando è asceso in politica, anzi da ancor prima di allora.
Il contenuto di questo disegno è sintetizzabile in poche parole (vedi post dell’8 gennaio): assoggettare al controllo del governo tutti i centri di potere, istituzionali ed extra-istituzionali, che siano in grado di limitare la potestà d’imperio dell’esecutivo, potere giudiziario e potere mediatico in primo luogo.
Ho argomentato che la parabola del berlusconismo non è il frutto occasionale di una vicenda personale vissuta ai limiti della legalità, ma di un disegno strategico ispirato ad una precisa concezione del potere e dotato di una precisa linea politica.
Questa linea politica non è di centro, ma profondamente di destra (v. post 24.11). E’ di destra non tanto per le scelte in campo economico o nelle altre sfere dell’attività politica corrente, che, considerato l’attuale quadro internazionale, rientrano per lo più nella norma dei governi conservatori. E’ di destra, anzi di estrema destra, per il suo orientamento in campo istituzionale, indirizzato verso l’autoritarismo e l’autocrazia in modi che non hanno uguali in Occidente e nelle democrazie in generale. Su questo piano il berlusconismo non è una peculiare forma di conservatorismo, ma una nuova forma di estremismo (post 18.12). Una estrema destra post-industriale che non ostenta il volto maschio e implacabile delle autocrazie del primo Novecento, ma quello seducente e un po’ femmineo della fascinazione televisiva.
Se la propaganda fascista era tutta orientata verso il versante maschile della mente, coltivava la violenza e misurava il suo successo dalla capacità di arruolare uomini, quella berlusconiana privilegia piuttosto il versante femminile, pretende di condannare la violenza e conta fra i suoi imperativi quello di sedurre le donne (già…), che nel frattempo sono diventate elettrici.