mercoledì 4 febbraio 2026

Il Manifesto di una Dittatura Planetaria: La Strategia di Sicurezza Nazionale di Trump - Parti 5 + 6

Proseguiamo l'esame in dieci puntate della Strategia di Sicurezza Nazionale americana, conservando le ripartizioni originarie del documento ufficiale. I titoli numerati in parentesi quadre sono quelli attribuiti alle nostre puntate, tutti gli altri sono nell'originale.


[5. Comandare mettendo paura]


IV. La strategia

1. Principi

La Parte Quarta del documento ufficiale, la più ampia, è dedicata all’esposizione dettagliata della strategia, la quale, si chiarisce subito, “è motivata soprattutto da ciò che funziona per l'America, o, in due parole, America First.”

Ma nessuno s’illuda che questo significhi che l’America vuole farsi i fatti suoi. La frase immediatamente successiva suona: “ Il presidente Trump ha consolidato la sua eredità come Presidente della Pace.” Infatti ha messo fine ai famosi otto conflitti in otto mesi, che vengono ricordati uno per uno, come se nessuno sapesse che queste “pacificazioni” sono in realtà largamente immaginarie.

Non importa se il diritto internazionale attribuisce il compito di risolvere le controversie fra stati a precise istituzioni internazionali e non a singoli paesi, poiché è evidente che quei paesi sarebbero tentati di svolgere la funzione nel proprio interesse, anziché nell’interesse delle parti o magari della comunità planetaria. Trump è pronto ad accollarsi l’incarico, senza che nessuno glielo abbia delegato. E perché? Perché appunto “un mondo in fiamme, dove le guerre giungono sulle nostre coste, è dannoso per gli interessi americani.” Che stanno sempre avanti a tutto.

E come fa? “Il Presidente Trump utilizza una diplomazia non convenzionale, la potenza militare americana e il condizionamento economico per estinguere chirurgicamente i focolai di divisione.” Insomma, ricorre alla fantasia, alla minaccia della forza e al ricatto economico per imporre le decisioni americane.

L’impero romano è sempre il modello, si prendono istruzioni da Virgilio: tu regere imperio populos, Romane, memento / [...], pacique imponere morem, / parcere subiectis et debellare superbos." (Tu, romano, ricordati di reggere i popoli col tuo dominio, di imporre ordine alla pace, di essere clemente con i sottomessi e debellare i superbi). Così, per esempio, clemenza con Delcy Rodriguez, debellare Nicolás Maduro.

Dunque la politica estera americana si baserà su dieci principi, fra i quali bisogna notare i seguenti:

- “Definizione mirata dell’interesse nazionale” – l’interesse nazionale da difendere non investe qualsiasi campo, ma si focalizza sui punti core, fondamentali, che sono i cinque punti indicati sopra. Ricordiamoli: monopolio sulle Americhe, libero accesso all’Indo-Pacifico, tutela dell’“identità occidentale” dell’Europa, controllo sul Medio Oriente, dominio americano di informatica e comunicazioni in tutto il mondo. In pratica, dominio sul mondo intero in varie forme.

- “Pace attraverso la forza” – Questo è uno dei principi cardine, che viene ribadito ad ogni occasione. “La forza è il miglior deterrente”, per questo, si ripete, dobbiamo mantenere le forze militari più forti del mondo, oltre alla più forte economia. In sostanza, se prima l’America si illudeva di poter guidare il mondo facendosi amare e suscitando ammirazione, ora lo guiderà “deterrendo”, che alla lettera vuol dire mettendo paura. Così l’aggressione al Venezuela serve soprattutto a mettere paura a tutta l’America Latina.

- “Predisposizione al non intervento” – Questo principio, che invoca addirittura la Dichiarazione d’Indipendenza (che in America sta al di sopra del Vangelo) asserendo testualmente che “tutti gli esseri umani hanno uguali diritti naturali accordati da Dio”, può risultare enigmatico a chi ha presente gli interventi diretti di Trump in Iran o in Venezuela, gli assassini dei naviganti nel Mar dei Caraibi, o le minacce alla Groenlandia, alla Colombia, a Panama. Ma c’è da guardare meglio a come è formulato: anche se “questo principio dovrebbe imporre criteri restrittivi nel giustificare eventuali interventi”, non si può esagerare, è solo una “predisposizione”: “Per un paese che ha interessi così numerosi e diversificati come i nostri, aderire rigidamente al non interventismo è impossibile [c.ns.].” E, a parte il fumo negli occhi, questo è quanto si voleva dire.

- “Realismo flessibile” – Non pretendiamo di esportare la democrazia, però spingiamo i nostri amici a coltivarla “promuovendo così i nostri interessi”. Insomma, la democrazia non ci interessa quanto i nostri interessi.

- “Primato delle Nazioni” – questo è un paragrafo cruciale, perché è quello che aggredisce con parole di inverosimile arroganza l’intero edificio del diritto internazionale, cioè del sistema di regole faticosamente costruito nei secoli dalla specie umana per regolare pacificamente i rapporti fra gli stati. Dice testualmente: “L'unità politica fondamentale del mondo è e rimarrà lo stato-nazione. [...] Il mondo funziona meglio quando le nazioni danno priorità ai propri interessi. Gli Stati Uniti metteranno al primo posto i propri interessi e, nelle nostre relazioni con le altre nazioni, le incoraggeremo a dare priorità anche ai propri. Noi siamo a favore [c. or.] dei diritti sovrani delle nazioni, contro [c.or.] gli attacchi alla sovranità delle organizzazioni transnazionali più invadenti, e per [c.or.] la riforma di tali istituzioni in modo che favoriscano, anziché ostacolare, la sovranità individuale e promuovano gli interessi americani.”

Ecco l’attacco frontale all’ordinamento internazionale, con la dichiarata intenzione di perseguire il proprio interesse al di fuori di qualsiasi regola. Qui è inutile suggerire che il miglior biglietto per la terza guerra mondiale è un mondo di “nazioni” decise a mettere avanti a tutto il proprio presunto interesse; è inutile obiettare che così si regredisce alla legge babbuina del più forte; è inutile rilevare che l’estensore di queste frasi dimostra la più bieca ignoranza della elementare differenza fra “stato” e “nazione”; ma non si può fare a meno di sospettare che costui si dev’essere distratto con un paio di drinks troppo robusti, per arrivare a sostenere che le “organizzazioni transnazionali” debbano “promuovere gli interessi americani”. Così è scritto, però.

- “Sovranità e rispetto” – Qui si parla solo di sovranità degli Stati Uniti e di rispetto per gli Stati Uniti, i quali non vogliono interferenze di alcun tipo e proteggeranno la loro sovranità unapologetically, senza chiedere scusa, cioè senza vergogna. Ossia, si sottintende, non intendono rispettare i trattati e le convenzioni internazionali che hanno firmato e ratificato, se per caso la cosa li disturba. Nessun accenno a rispetto reciproco in questa sede.

- “Equilibrio dei poteri” – “Gli Stati Uniti non possono permettere che nessuna nazione diventi talmente dominante da minacciare i nostri interessi.” Bisogna “prevenire l'emergere di avversari dominanti.” E qui si ricorre alla vera e propria menzogna, ossia a quella che i migliori analisti internazionali hanno ormai classificato sotto la rubrica deceptive Trump diplomacy, “diplomazia trumpiana dell’inganno”. Laddove si dice che “gli Stati Uniti rifiutano [c. or.] per sé stessi lo sfortunato concetto di dominio globale”, fingendo di non accorgersi dell’evidente conflitto con quanto detto sopra su predominio militare, supremazia economica, vantaggio competitivo, controllo informatico, e quant’altro. Ma la bugia serve a giustificare la dichiarazione che “dobbiamo impedire [c. or.] il dominio globale, e in alcuni casi persino regionale, di altri.” Cosa che “a volte comporta la collaborazione con i partner per contrastare ambizioni che minacciano i nostri interessi comuni”, cioè impedire ad altri di fare quello che vogliamo fare noi. E questo è quanto si voleva dire.

- “Equità” – Soprattutto verso gli Stati Uniti, i quali “pretenderanno di essere trattati in modo equo dagli altri paesi”. Non entra nel conto il loro immenso privilegio di produrre gratis una moneta che impongono al mondo come mezzo di pagamento internazionale: ma intendono mettere fine a “parassitismi”, a “squilibri commerciali” e “in particolare, ci aspettiamo che i nostri alleati spendano una quota maggiore del loro Pil per la propria difesa”, anche se è sottinteso che tocca a noi decidere come, perché e contro chi devono difendersi, naturalmente nel nostro presunto interesse e non certo nell’interesse loro. E questo è quanto si voleva dire.

Il Manifesto di una Dittatura Planetaria: la National Security Strategy di Trump


[6. Poteri spaventosi e segni di idiozia]


2. Priorità

Sotto questo titolo si elencano una serie di punti che sono in realtà dichiarazioni di indirizzo politico ad uso prevalentemente interno. Basterà elencarle con qualche commento.

- “L’era delle migrazioni di massa è finita” – C’è da “proteggere il nostro paese dall’invasione.”

- “Tutela dei diritti e delle libertà fondamentali” – Un altro flagrante esempio di deceptive discourse, ossia di aperta menzogna. Si dichiara testualmente che “scopo del governo americano è garantire i diritti naturali accordati da Dio ai cittadini americani [c.ns.]”, e che poiché “a questo scopo organi del governo statunitense sono stati dotati di poteri spaventosi (fearsome powers)”, di quei poteri non si deve abusare “sotto nessun pretesto” e chi ne abusa ne risponderà (must be held accountable). Qui l’accorto estensore si dimentica di aver detto più sopra che Dio ha dato quei diritti a tutti gli esseri umani, e non solo agli americani, infatti se nel 2025 oltre cento venezuelani e colombiano sono stati assassinati in mezzo al mare da organi del governo americano dotati di quei poteri spaventosi, questo non ha importanza. Ma non importa nemmeno per gli americani: ci hanno già chiarito che non saranno chiamati a rispondere degli omicidi di Minneapolis gli agenti di ICE che hanno ultimamente suscitato l’infiammata indignazione di milioni di americani che non hanno gli occhi foderati di baloney.

- “Condivisione e trasferimento degli oneri” – I nostri alleati “devono assumersi la responsabilità primaria delle loro regioni e contribuire molto di più alla nostra difesa collettiva.” Un altro principio cardine della dittatura planetaria, già discusso sopra.

- “Riallineamento attraverso la pace” – Il presidente si studierà di mettere pace anche in aree di scarsa importanza, perché così si può “rafforzare l’influenza globale dell’America”, nonché “riallineare paesi e regioni verso i nostri interessi [c.ns.]”, oltre ad “aprire nuovi mercati”. Aprire a chi? Ad americani e amici, s’intende.

- “Sicurezza economica” – “Infine, poiché la sicurezza economica è fondamentale per la sicurezza nazionale, lavoreremo per rafforzare ulteriormente l'economia americana” con l’occhio a sei punti cruciali:

- “Commercio equilibrato” – E’ il ben noto capitolo dei dazi. Gli Stati Uniti cercano “accordi commerciali equi e reciproci”, però le priorità sono naturalmente “i nostri lavoratori, le nostre industrie e la nostra sicurezza nazionale.”

- “Garantire l'accesso alle catene di approvvigionamento e ai materiali critici” – Ci serve “un accesso indipendente e affidabile ai beni di cui abbiamo bisogno per difenderci e preservare il nostro stile di vita. Ciò richiederà un'espansione dell'accesso americano a minerali e materiali critici”, e non importa se sono in Groenlandia, se ci servono ce li prendiamo.

- “Reindustrializzazione” – anche un proposito non necessariamente bellicoso, come quello di ricostituire l’apparato industriale, viene formulato in termini conflittuali: bisogna far sì che “il nostro Paese non debba mai più dipendere da alcun avversario, presente o potenziale, per l’approvvigionamento di prodotti o componenti critici.”

- “Rilanciare la nostra industria della difesa” – “Una forza armata forte e capace non può esistere senza una base di industria bellica forte e capace.” Naturalmente per la pace, la pace attraverso la forza di cui si è già detto.

- “Predominio energetico” - “Ripristinare il predominio energetico americano (petrolio, gas, carbone e nucleare) e riportare in patria le necessarie componenti energetiche chiave è una priorità strategica assoluta.” Questa è la voce che mostra la più rocciosa impermeabilità all’evidenza scientifica, per la quale l’amministrazione Trump passerà certamente alla storia dell’idiozia, qualità indispensabile per poter affermare senza scoppiare a ridere: “Rifiutiamo le disastrose ideologie del ‘cambiamento climatico’ e del ‘Net Zero’.” Come dire? Si può ben dissentire da un programma Net Zero o discutere le cause del riscaldamento in corso, ma per chiamare le due cose “ideologie” ci vuole un certo avvizzimento cerebrale, chiedete a chat gpt, l’intelligenza artificiale americana.

- “Preservare e accrescere il predominio del settore finanziario americano” – Attenzione: questo è fra i paragrafi più notevoli di tutto il documento e va riportato per intero.

Gli Stati Uniti vantano i principali mercati finanziari e dei capitali al mondo, pilastri dell'influenza americana che offrono ai responsabili politici un'influenza e strumenti significativi per promuovere le priorità di sicurezza nazionale americane. Ma la nostra posizione di leadership non può essere data per scontata. Preservare e accrescere il nostro predominio significa sfruttare il nostro dinamico sistema di libero mercato e la nostra leadership nella finanza digitale e nell'innovazione per garantire che i nostri mercati continuino a essere i più dinamici, liquidi e sicuri e a suscitare l'invidia del mondo.”

I meno ottusi, o meno distratti, fra noi, avevano sempre sospettato che l’attuale apparato dei mercati finanziari, un colossale marchingegno che controlla, ripetiamolo, tutto il denaro del mondo, fosse dominato dall’establishment degli Stati Uniti d’America, che lo usa per condizionare i rapporti economici planetari, scatenando, per esempio, grandi operazioni speculative contro titoli, monete, paesi, in funzione di interessi americani. Ma qui tutto questo viene proclamato apertamente: i mercati finanziari sono “pilastri dell’influenza americana”, che servono, attenzione, “ai responsabili politici” (non a quattro banchieri affamati di dollari) per “promuovere”, attenzione, non il semplice arricchimento di qualche furfante “capitalista”, ma “le priorità di sicurezza nazionale americane”, cioè la dittatura planetaria di cui stiamo parlando. Per questo è indispensabile “preservare e accrescere il nostro predominio”.

Fermiamoci un attimo per aprire una parentesi cruciale: questo non è il solito sopruso del “capitalismo”. Abbiamo a che fare con una pericolosissima degenerazione dell’economia di mercato, che ha creato un immenso apparato, sofisticatissimo, intelligentissimo, che condiziona i rapporti economico-finanziari dell’intero pianeta secondo un sistema di principi aberranti che mettono in pericolo la sicurezza monetaria di ognuno di noi in funzione dei presunti interessi di chi pretende di tenere in mano il destino dell’intero pianeta. Questo è il disegno: il capitalismo non è il punto, stiamo parlando di una Dittatura Planetaria. E’ per questo che questo paragrafo viene iscritto in una “Strategia di Sicurezza Nazionale”.


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