domenica 25 febbraio 2024

La guerra di Gaza: la ferocia, l’inganno, la nonviolenza

 

L’11 novembre 2023 si è tenuto a Firenze un convegno organizzato da Medicina Democratica in memoria di Angelo Baracca, fisico e attivista ambientalista e pacifista, che era morto a 84 anni di età il 25 luglio dello stesso anno.
            Gli atti del convegno saranno pubblicati a breve dall’editrice Multimage. Quella che segue è una versione riveduta e corretta del mio intervento dal titolo “Angelo, uomo del passato, uomo del futuro”, dedicato alla guerra di Gaza, in corso allora da circa un mese.


Angelo, uomo del passato, uomo del futuro

Oggi non voglio fare una commemorazione di Angelo. Piuttosto vorrei parlare di che cosa penserebbe Angelo della situazione terribile che stiamo vivendo proprio in questo momento con la guerra di Gaza, che tutti voi avete ben presente.

E’ a questo scopo che ho scelto il titolo “uomo del passato, uomo del futuro”.

Che Angelo fosse un uomo del futuro ai miei occhi è evidente: perché aveva una grande preoccupazione per il destino del mondo, era profondamente consapevole che il nostro futuro non dipende tanto da Roma o da Bruxelles, ma da quello che accade a livello planetario, che siamo tutti catturati in un’immensa rete di poteri, di pericoli, di narrazioni e di invenzioni che condizionano il destino dell’intero pianeta. E lo mettono a rischio: questa era la sua grande preoccupazione.

Una simile visione globale non è tanto comune tra quelli che si occupano di questioni politiche: spesso succede che ci se ne occupi con l’intento principale di emergere, di accedere a questa o quella carica o potere. Questa tendenza che incombe sul mondo della politica, non incombeva per nulla su Angelo, che del proprio potere non si curava per nulla, perché aveva questa visione del destino del mondo: questo per me ne fa un uomo che appartiene al futuro.

E’ vero che le basi di quella visione appartenevano al passato, anche perché Angelo era nato nel 1938 e nel Sessantotto, per esempio, aveva già trent'anni. Noi qui presenti siamo quasi tutti anziani e gente del Sessantotto: io penso che quello sia un mondo che appartiene al passato, come il materialismo storico che era il pensiero di riferimento. Un pensiero che ci diede a suo tempo moltissimo, che illuminò tanti aspetti che prima non erano chiari a nessuno, ma che adesso rappresenta il futuro del passato: adesso io credo che dobbiamo muovere verso qualcos'altro. Angelo invece era sempre rimasto tenacemente attaccato a queste sue radici ideologiche.

Io non ho paura della parola ideologia, anzi: credo che noi abbiamo bisogno di una nuova ideologia. Un pensiero che abbia la stessa potenza che ebbe il marxismo nel secolo passato: credo che persone come Angelo hanno dato il loro contributo a questa nuova visione del mondo. Dunque in questo senso Angelo appartiene al futuro, io lo vedo come un visionario, un po’ come Ernesto Balducci, col quale aveva in comune questo sguardo planetario sul presente.

Vorrei a questo riguardo ricordare un episodio, forse un episodio marginale, ma abbastanza significativo se parliamo di quello che Angelo avrebbe pensato di quanto sta succedendo oggi fra Gaza e Israele. Era l'anno 2003 e si era arrivati alla quarta grande guerra americana dopo la presunta fine della guerra fredda. Cioè dopo quel momento in cui era sembrato a portata di mano quel sogno che in tanti avevamo sognato, un mondo nuovo in cui i rapporti internazionali non fossero più basati sull'idea della conflittualità, ma sull’idea della pacificazione universale. Quel sogno era già stato schiacciato dalla guerra del Golfo, poi dal Kossovo, poi dall’Afghanistan, e ora dall’Iraq.

Io avevo conosciuto particolarmente bene Angelo proprio in occasione della prima di queste quattro grandi guerre, quella del 1991. Vissi quella vicenda in maniera intensissima insieme a lui alla Tenda della Pace che mettemmo in Piazza Duomo. Riconoscemmo subito di avere in comune la chiara percezione che quello era un episodio denso di futuro: la prima guerra del Golfo fu vagamente autorizzata dall’ONU, ma mentre Balducci, che poi se ne pentì amaramente, parlò per questo addirittura di un “primo vagito di un nuovo ordine mondiale”, Angelo ed io eravamo indignatissimi, perché ci rendevamo conto che, nonostante quella nebulosa formalità, avevamo a che fare col primo passo di un tentativo di imporre al mondo un nuovo ordine internazionale che era l'esatto contrario di quel che sognava Balducci, l’esatto contrario delle intenzioni con cui era stata costruita l’ONU: il progetto del dominio americano sul mondo. Quella guerra era generatrice di futuro. Poi infatti venne il Kossovo, nel 1998, un’altra guerra americana che segnò il punto di svolta definitivo, perché fu fatta in aperta violazione dello Statuto dell’Onu senza alcuna deliberazione del Consiglio di Sicurezza e fu di fatto una guerra contro la Russia. Poi vennero i dolori dell’Afghanistan: ma su quello sorvoliamo.

Arriviamo al 2003, la guerra d’Iraq. In quel tempo, io facevo parte del Laboratorio per la Democrazia, che fu messo su a Firenze da varie persone del mondo universitario, detti “i professori”: Paul Ginsborg, Pancho Pardi e tanti altri. Era un laboratorio messo su in origine per combattere contro Berlusconi, che appariva in quel momento il grande pericolo per la Costituzione italiana. Al suo interno c'era un gruppo che si occupava di rapporti internazionali, si chiamava “Scenari internazionali”. In questo gruppo c'era Angelo, che era sempre presente a tutte le riunioni, in cui discutevamo molto su un documento intitolato “Per un nuovo costituzionalismo mondiale”; un'idea che, come molti di voi sapranno, è stata ripresa in tempi molto recenti da Luigi Ferraioli e Raniero La Valle, che hanno creato un’associazione per una Costituzione della Terra, che è sostanzialmente lo stesso concetto. In quel documento era prefigurata l’idea che le relazioni internazionali non si devono basare sul dominio dei più forti, ma al contrario su un patto costituzionale fra tutti gli Stati e i popoli del mondo che escluda per sempre la guerra. Era il disegno all’origine dell’ONU: l'abolizione della guerra. Pochi lo ricordano, ma fu allora e per questo che in tutti i paesi del mondo il Ministero della Guerra cambiò nome.

Ebbene, Angelo fu non solo tra gli intestatari, ma tra i generatori di quel documento. Io resto convinto ancora oggi che fra gli obiettivi primari dei movimenti ci dovrebbe essere la rivendicazione di questo nuovo assetto costituzionale dei rapporti internazionali, fondato sul tabù della guerra e sul reciproco impegno di tutti a mantenere la pace.

Angelo in verità era più pessimista di me: apprezzava l’idea, ma non era tanto convinto che fosse davvero possibile arrivare a un ordine mondiale di questo genere. Aveva però una gran paura dell'alternativa. E qual era l'alternativa? La situazione in cui ci troviamo oggi, questo spaventoso disordine internazionale, in cui abbiamo un paese, gli Stati Uniti d’America, che proclama apertamente il proposito di usare il suo immenso apparato militare per imporre con la minaccia della forza il proprio controllo sul mondo, a tutela del proprio indirizzo politico e di quelli che crede i propri interessi, mentre altri paesi come la Russia si sentono malauguratamente autorizzati ad usare a loro volta la forza per far valere quelli che credono i propri interessi.

Il risultato è questa tenebrosa sequenza di guerre che ci perseguita da più di trent’anni, che adesso culmina da una parte in Ucraina, dall’altra nella guerra di Gaza.

Che avrebbe detto dunque Angelo della guerra di Gaza? Lo posso immaginare molto bene: sarebbe stato terribilmente angosciato, indignato, allarmato, forse più che per tutte le altre. Perché avrebbe visto due cose che la distinguono da tutte le altre.

Avrebbe visto che più delle altre, questa guerra è un prodigio d’inganno, perché ci viene presentata come un episodio locale, che riguarda il signor Netanyahu e i “terroristi di Hamas”, dove Israele agisce e decide di testa sua, mentre quelli di Hamas sono biecamente manovrati dall’Iran, il gran nemico. E in mezzo ci sono gli americani, che, autoeletti angeli custodi del mondo intero, si studiano di mediare, ammorbidire, trovare una soluzione. Ho sentito addirittura in televisione una persona seria parlare del “povero Blinken”, che con tutti i suoi sforzi non riesce a convincere Netanyahu a comportarsi da persona perbene. Questa è una colossale menzogna. Israele dipende interamente dagli americani, che mentre fingono di mediare, continuano ad armarlo fino ai denti e a riconfermare ad ogni pie’ sospinto il loro sostegno. Mettono le loro portaerei cariche di armi e migliaia di uomini a due passi dal teatro di guerra, dicendo che serve per “prevenire l'allargamento del conflitto”, quando in realtà stanno lì a difendere Israele e a impedire che qualcuno intervenga a difendere i palestinesi; e mentre prevengono l’allargamento del conflitto, buttano missili e bombe in Siria e a destra e a manca, dove secondo loro si annidano i pericolosi terroristi. Se gli Stati Uniti volessero, metterebbero fine a questa guerra in un istante, minacciando semplicemente ad Israele la fine di ogni sostegno, politico, finanziario e militare. Se non lo fanno, è perché anche questa è una guerra americana. Questo è evidente, ma nessuno lo può dire, perché tutto il sistema dell’informazione che riceviamo è condizionato dagli Stati Uniti e questo è un cardine del loro progetto di controllo del mondo.

In secondo luogo, Angelo avrebbe visto che questa guerra si distingue da tutte le altre guerre del nostro tempo per la sua spropositata cattiveria. Fino ad oggi, se uno stato compiva stragi di civili si sentiva almeno in obbligo di giustificarle dichiarandole un errore, un “effetto collaterale”, o magari un atto del nemico. Adesso no, ci tocca vedere questi signori che senza il minimo ritegno radono al suolo intere città, bombardano gli ospedali e le scuole, sparano alle ambulanze, fanno pulizia etnica su larga scala, massacrano donne e bambini: tutti crimini di guerra elencati uno per uno nel diritto internazionale. Assistiamo all’esplicito rifiuto di rispettare le regole che ci siamo dati sulla guerra: esiste un diritto di guerra, ma se lo viola Israele non importa. E perché non importa? Perché sta bene agli americani. Con questo ci abituano al peggio: prima la guerra era proibita, poi è diventata concepibile, poi è diventata possibile, poi è diventata reale, poi è venuta alle porte di casa e adesso è diventata terribile quanto la seconda guerra mondiale, che un generale israeliano ha osato invocare a esempio e giustificazione dei loro massacri. Credevamo di non dovere assistere mai più ad orrori come il bombardamento di San Lorenzo, invece vediamo di molto peggio. Di nuovo questa guerra è generatrice di futuro. Così ci preparano all’inferno.

Queste cose, con Angelo, avremmo detto e pensato. Ma c’è un’altra cosa di cui credo che avremmo parlato, forse con meno concordia. Io ho orrore del massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre. E’ stato un atto infame ed insensato, aggravato dal cinico calcolo della reazione che avrebbe generato. Tutte le buone ragioni della causa palestinese non possono giustificare quest’infamia. Che Israele stia facendo di peggio conta poco: peggio ancora farebbe Hamas se solo ne avesse i mezzi. Questi sono i terribili frutti dell’odio cieco che si è radicato in quelle terre. E questo ci deve spaventare, non meno dei freddi disegni strategici di chi siede nei palazzi del potere globale: queste forme di odio che accecano, che impediscono di vedere le ragioni dell’altro, e, “non pensando alla comune madre”, fanno sorgere la voglia di uccidere.

Io sono convinto che, in questa nostra epoca, non esiste più nessuna buona causa che possa giustificare la violenza e la guerra, che qualsiasi conflitto si possa e si debba risolvere con le sole armi della nonviolenza. Angelo non la vedeva così.

Tutti voi qui presenti ricordate il drammatico ultimo messaggio che volle mandare a tutte le liste amiche annunciando l’imminenza della sua morte: “Un tumore al fegato mi lascia poche settimane… Nell’aldilà troverò solo tenebre, la pace, il silenzio del nulla. Finalmente… Se posso fare un’ultima esternazione, me ne vado convinto che la nonviolenza non abbia senso, sia una velleità vuota che sussiste solo in Europa, è velleità in America non una prospettiva reale, andate a praticarla in Africa Nera… Non ho più fiato per continuare.” E’ molto toccante che abbia voluto dire questa cosa quasi con il suo ultimo respiro, visse solo pochi giorni ancora. Angelo qui era mosso solo dalla sua grande fame e sete di giustizia, che era la sua nobiltà d’animo. Ma aveva torto, anche in questo era uomo del passato. Dimenticava fra l’altro che la nonviolenza non è nata in Europa, ma in India, dove vive ancora nonostante tutto, e che proprio in Africa Nera ha trovato con Nelson Mandela uno dei suoi più grandi trionfi.

Ma soprattutto si rifiutava di riconoscere che in un’epoca come la nostra, in cui ognuno di noi ha il mondo intero a portata di mano, in cui tutti dipendiamo così intensamente da tutti gli altri, in cui le minacce che abbiamo in comune e le speranze che possiamo condividere ci costringono a riconoscere quella comune madre e ad arrenderci alla nostra vocazione alla fratellanza universale, in un’epoca così non possiamo più permetterci di credere che i nostri contrasti politici si possano risolvere prendendo le armi per ammazzarci, come se fossimo al tempo dei Cesari.

Stiamo entrando in un’epoca nuova, e siamo a un bivio. Bisogna che non solo gli stati, ma tutti i popoli del mondo si decidano a compiere quel grande salto evolutivo che bandirà la guerra dall’orizzonte delle cose possibili. Altrimenti vedremo l’inferno.

Le guerre finiranno, questo è certo. L’unico dubbio è se finiranno prima che si arrivi a quell’ecatombe planetaria che Angelo temette per tutta la vita, o se finiranno solo dopo l’inferno, quando i superstiti finalmente giureranno davvero: mai più.

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