venerdì 5 agosto 2011

Trichet l’ha fatta grossa per davvero (con due note in più)

Non poteva fare peggio. Quando ieri alle 14.45 il presidente uscente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha preso la parola davanti alla stampa internazionale, era chiaro ed evidente che l’unica cosa che potesse arrestare l’alluvione di vendite speculative allo scoperto sui titoli italiani era l’annuncio dell’intento di acquistare il debito sovrano italiano e spagnolo da parte della BCE.
Si badi bene: nella situazione di tensione spasmodica che si era creata, sarebbe bastato l’annuncio, un vago cenno interpretabile in quel senso, per rendere potenzialmente superfluo l’intervento stesso. Chi si era sbilanciato si sarebbe precipitato a ricoprirsi e le acque si sarebbero, almeno momentaneamente, calmate.
Cosa ha fatto Trichet? L’esatto contrario. Ha invitato l’Italia ad anticipare il pareggio di bilancio, come se non sapesse che è proprio il vertiginoso aumento dei tassi causato dalle vendite allo scoperto a causare l’irrecuperabilità del deficit e non certo il contrario. Dopodiché ha annunciato l’intento di acquistare i titoli irlandesi e portoghesi, escludendo quelli italiani e spagnoli: proprio quelli che erano in quegli attimi nell’occhio del ciclone, dopo che il disastroso discorso di Berlusconi in parlamento mercoledì sera aveva dato il via libera ai ribassisti, che erano rimasti col fiato sospeso nella fase mattutina di apertura, proprio in vista di un possibile intervento di Francoforte, e che già da qualche ora si stavano preparando a tornare all’attacco.
Trichet ha fatto proprio l’unica cosa che non bisognava fare, sapendo benissimo che le banche italiane che erano in quel momento sotto attacco si erano caricate da mesi di una montagna di titoli italiani, scommettendo che non ci sarà un default che non avrebbe alcuna ragion d’essere se non quegli attacchi speculativi dei mercati che Trichet stesso, con le sue sconsiderate parole, si stava dedicando a incoraggiare.
L’effetto è stato devastante: lo spread sui Bund è risalito verso i 400 punti, tutte le borse del mondo si sono tuffate al ribasso, Milano ha chiuso a -5,16 e il Dow Jones a -4,31.
C’è chi fa sbagli che costano un euro, c’è chi fa sbagli che ne costano cento, c’è chi fa sbagli che ne costano centinaia di milioni. C’è il rischio che a pagare questo piccolo sbaglio di Trichet siano cinquantotto milioni di italiani: non certo quel signore che lo ha fatto.
Il quale, proprio negli istanti in cui scrivo queste righe, si è precipitato a tentare di mettere rimedio. La BCE ha appena fatto marcia indietro, “non escludendo” l’intervento su Italia e Spagna. A metà mattinata del 5 di agosto, le quotazioni dei BTP stanno galleggiando caoticamente intorno alla chiusura di ieri, Piazza Affari boccheggia tentando un recupero, Banca Intesa ha riguadagnato un 4% dopo il 10% perso ieri e l’Italia, nave senza nocchiero in gran tempesta, sta a guardare con occhi allucinati chi verrà a fare il prossimo piccolo sbaglio capace di farla affondare.

Post scriptum - 6 agosto. Naturalmente chi segue questo blog avrà capito che io non penso affatto che Trichet abbia fatto un piccolo sbaglio. Trichet è uno sbaglio vivente. E' un esecutore meticoloso e cieco dell'ottenebrato Vangelo Neoliberista. Come tanti altri. Solo che è in grado di fare più danno. Infatti lo sta facendo. Adesso è chiaro che quella dell'altro ieri non è stata certo una svista. Trichet, con tutti i suoi compadres, intendeva ricattare l'Italia per costringela ad un altro pacchetto di misure destinate, nell'immediato, a placare i mercati, raffreddare i tassi e contenere la spesa per interessi, nel breve-medio termine a portare un danno enorme al benessere e alla serenità degli italiani. Si poteva ottenere lo stesso risultato immediato semplicemente deliberando una massiccia immissione di liquidità non condizionata ad ulteriori cattiverie. Invece Trichet, un signore che nessuno ha eletto, si è comportato da autentico despota, imponendo a governi e parlamenti quelle discutibili scelte politiche che la sua tracotante cecità lo induce ciecamente a preferire. Fra queste, la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio si distingue per la sua idiozia.
Il guaio è che Trichet non è certo solo. Anzi, è soltanto una rotella in una macchina molto più grande di lui. Questa macchina sta sfuggendo a ogni controllo, sta diventando una bestia selvaggia che nessuno è in condizione di fermare. Finché non sarà di nuovo addomesticata, tutti quanti saremo in pericolo.

P.P.S. - 6 agosto. Vale la pena di aggiungere una notarella, tanto per indicare quale guerra si sta combattendo nelle ombre in cui si muovono i Potenti dei Mercati. Da indiscrezioni lasciate trapelare ad arte a certa stampa, si apprende che ad arginare la frana dell'Italia il 5 agosto non è stata la BCE, ma la Banca d'Italia che, per la prima volta in assoluto da quando esiste l'euro, ha messo in campo una sventagliata di operazioni di mercato aperto indipendenti dalla BCE, acquistando titoli del debito italiano in base al programma "Emergency Liquidity Assistance", allo scopo di contrastare la speculazione al ribasso. Si apprende anche che nel consiglio BCE di giovedì i due membri tedeschi Jens Weidman e Juergen Stark, quello olandese Klaas Knot e forse il lussemburghese Yves Mersch hanno votato contro gli interventi su Irlanda e Portogallo, che sono stati deliberati a maggioranza. Quest'ultimo è un segnale quanto mai preoccupante. Trichet si è trovato fra due fuochi, i tedeschi da una parte, Draghi dall'altra. Fra i Potenti che agiscono nell'ombra c'è chi è ancora più temibile di lui. E' chiaro che in terra teutonica c'è chi sogna un euro biondo, puro e invincibile come Sigfrido, liberato dalle pastoie mediterranee. Chi avrà la meglio in questo tenebroso scontro fra titani?


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