Proseguiamo l'esame in dieci puntate della Strategia di Sicurezza Nazionale, conservando le ripartizioni originarie del documento ufficiale. I titoli numerati e in parentesi quadre, sono quelli attribuiti alle nostre puntate, tutti gli altri sono nell'originale.
[3. Vogliamo essere i primi del mondo]
II. Cosa dovrebbero volere gli Stati Uniti?
1. Cosa vogliamo nell’insieme?
Cosa dovrebbero volere gli Stati Uniti è presto detto: “Innanzitutto, vogliamo la sopravvivenza e la sicurezza degli Stati Uniti come repubblica indipendente e sovrana, il cui governo garantisca ai suoi cittadini i diritti naturali concessi da Dio e dia priorità al loro benessere e ai loro interessi”.
Quali siano questi interessi è stabilito naturalmente dallo stesso governo che, senza temere di farsi addirittura interprete della volontà di Dio, ritiene di dover proteggere il paese innanzitutto da improbabilissimi “attacchi militari”, poi da qualsiasi “influenza straniera ostile”, comprese (oltre alle “pratiche commerciali predatorie”) la “propaganda distruttiva” e la “sovversione culturale”, etichette potenzialmente applicabili a qualsiasi pensiero, parola od opera non perfettamente in linea col trumpismo.
A questo scopo occorre il pieno controllo dei confini contro l’immigrazione, occorre una “infrastruttura nazionale resiliente” per proteggere il popolo e l’economia americana, ma soprattutto bisogna schierare “le forze armate più potenti, letali e tecnologicamente avanzate del mondo” per tutelare, s’intende, “i nostri interessi”, nonché per “prevenire con deterrenza le guerre e, se necessario, vincerle rapidamente e in modo decisivo, con il minor numero possibile di perdite per le nostre forze”. Mentre le perdite degli altri non ci devono interessare perché non importa se Dio abbia concesso qualche diritto anche a loro. Perciò le forze le vogliamo letali, cioè: chi non fa i nostri interessi, lo ammazziamo.
Dunque vogliamo il deterrente nucleare più solido al mondo, per proteggere non solo il popolo americano, ma anche, attenzione, “i beni americani all’estero e gli alleati americani”, insomma vogliamo essere in grado di scaricare armi nucleari in qualunque parte del mondo.
Vogliamo l’economia più forte del mondo, che è “la base necessaria per le nostre forze armate”; vogliamo la “base industriale più robusta del mondo”, perché da questa dipende “la potenza nazionale americana”; vogliamo restare il paese scientificamente e tecnologicamente più avanzato al mondo, preservando “lo spirito pioneristico americano”, che è un pilastro “del nostro persistente dominio economico e della nostra superiorità militare”. Prendiamo nota: il dominio economico americano deve essere persistente, come la loro superiorità militare.
Allo stesso tempo, però, “vogliamo mantenere l’impareggiabile soft power degli Stati Uniti, che esercita in tutto il mondo un’influenza positiva che promuove i nostri interessi”. Ma attenzione: “nel far questo, non intendiamo scusarci per il passato del nostro paese o per il suo presente”, anzi “vogliamo un’America che abbia a cuore le sue glorie passate ed i suoi eroi e che guardi avanti verso una nuova età dell’oro”. E per tutto questo, infine, serve “un numero crescente di famiglie forti, tradizionali che allevino figli sani”.
Gli autori del documento non sembrano sospettare che la forza del soft power statunitense non derivi dagli stupidi film di John Wayne o dai borborigmi di Ayn Rand tanto ammirati da Trump, ma dai grandi che hanno osato tessere opere d’arte e prodigi di pensiero criticando il passato e il presente di quel paese, perché credevano nella forza della libertà: da Walt Whitman, che era gay e non aveva un “famiglia tradizionale”, a Hemingway, Steinbeck, Robinson Jeffers, Woody Guthrie, Gary Snyder, Pete Seeger, Bruce Springsteen, Marshall Sahlins, David Graeber, Noam Chomski e tutta la schiera degli americani che verserebbero lacrime davanti a questo spaventoso documento che si rifiuta di mettere in discussione la trafila di misfatti che hanno macchiato la storia americana ed esibisce senza vergogna il volto peggiore possibile di quello straordinario paese.
[4. Ci interessano i nostri interessi]
2. Cosa vogliamo nel mondo e dal mondo?
Ebbene sì, Trump e i suoi sono il volto peggiore possibile di quel paese straordinario, dunque vediamo cosa vogliono nel mondo e dal mondo.
Vogliono tutelare i core interests, gli interessi fondamentali degli Stati Uniti in politica estera, che qui sono articolati in cinque punti:
1) - “Vogliamo garantire che l'emisfero occidentale rimanga ragionevolmente stabile e abbastanza ben governato da prevenire e scoraggiare la migrazione di massa verso gli Stati Uniti; vogliamo un emisfero i cui governi cooperino con noi [...]; che rimanga libero da incursioni straniere ostili o dal controllo straniero di risorse chiave [...]; e vogliamo garantire il nostro accesso permanente a posizioni strategiche chiave. In altre parole, affermeremo e applicheremo un ‘Corollario Trump’ alla Dottrina Monroe”.
E’ l’ormai famosa “dottrina Donroe”, una versione mostrificata della vecchissima dottrina Monroe. L’emisfero dev’essere libero da ingerenze straniere e dal controllo straniero delle risorse: dal che si deduce che gli Stati Uniti non sono stranieri in tutto il resto dell’emisfero, dunque ci possono entrare senza permesso, infatti pretendono “accesso permanente” alle posizioni che vogliono, mentre tutto il resto dell’emisfero è straniero negli Stati Uniti, dunque non ci può entrare senza permesso. Questa è la dottrina Donroe: gli splendidi alfieri della libertà e della democrazia impongono il loro dominio su una folla di popoli e paesi che non li hanno eletti e non li possono invitare a “levarsi di culo”, come ha fatto di recente il sindaco di Minneapolis con i malfattori di ICE.
2) - Ma questo non significa certo che solo l’“emisfero occidentale” interessi agli Stati Uniti, come è subito messo in chiaro dai paragrafi successivi. Dove si legge che gli Stati Uniti sono decisi a mantenere “libero e aperto” l’Indo-Pacifico, garantendosi accesso “a tutte [corsivo nostro] le vie marittime cruciali”, alle catene di rifornimento e ai materiali critici. Altro che ripartizione di sfere d’influenza: non vogliono ammettere altri nel “loro” emisfero, ma vogliono libero accesso a tutto il resto del mondo.
3) - E non basta: anche l’Europa deve restare il loro giardinetto esclusivo, in quanto solo loro possono “sostenere i nostri alleati per garantire la libertà e la sicurezza” del continente, oltre a tutelare la sua “identità occidentale”, formula astutamente adottata per escludere arbitrariamente la Russia dall’Europa, proclamando la sudditanza di questa agli Stati Uniti, come dimostrò il compianto antropologo americano David Graeber nel suo saggio There Never Was a West.
4) - E questo non è tutto, perché si proclama che “vogliamo impedire che una potenza avversaria possa dominare il Medio Oriente, il suo petrolio e il suo gas, evitando le ‘guerre senza fine’ che ci hanno impantanato” nel passato: il che, tradotto, vuol dire che intendiamo armare fino ai denti i peggiori guerrafondai di Israele per combattere quelle guerre al posto nostro e assicurare a noi il dominio su tutta la regione.
5) - Infine, la cosa che passa più inosservata, ma che è in realtà la più essenziale per garantire la proiezione di questo apparato di potere nel futuro vicino e lontano: “Vogliamo garantire che la tecnologia e gli standard [c. ns.] statunitensi, in particolare nei settori dell'intelligenza artificiale, della biotecnologia e del quantum computing, guidino il progresso mondiale”. Gli standard statunitensi: tutti i nostri telefoni, i computer, le televisioni, le automobili, gli elettrodomestici, tutto quello che vediamo, pensiamo e facciamo deve essere in pugno ai Big Tech americani, dunque, come svelò anni fa Edward Snowden, ai loro servizi segreti e ai loro bracci israeliani. Così, per esempio, se per caso la piattaforma di intelligenza artificiale DeepSeek risulta più efficace, più economica, più ecologica e più intelligente di quelle americane, non importa: noi dobbiamo fare tutto il possibile per impedire agli italiani di servirsene, perché non è americana, ma cinese. Insomma, come per tutti i maschietti troppo vivaci, competere è bello, è bello gareggiare, ma solo finché vinciamo noi.
La conclusione di questa Parte Seconda, è cosa da tenere bene a mente: i cinque punti elencati qui sopra sono “gli interessi nazionali fondamentali, vitali [corsivo orig.] degli Stati Uniti. [...] Se li ignoriamo o li trascuriamo lo facciamo a nostro rischio e pericolo”.
Ricapitoliamo in poche parole quanto detto fin qui: gli Stati Uniti sono e vogliono restare il paese più ricco, più potente e più armato del mondo, vogliono essere liberi di perseguire i propri interessi in qualsiasi parte del mondo, perpetuando il proprio “dominio economico” e la propria “superiorità militare”, senza essere intralciati da regole o istituzioni internazionali, che col loro “transnazionalismo” pretendano di giudicare il loro operato, di “limitare la loro sovranità” o di tutelare la pace nel mondo, della quale si attribuiscono loro stessi la responsabilità. Esigono un potere senza limiti. Ecco il disegno della Dittatura Planetaria.
III. Quali sono i
mezzi a disposizione dell’America per ottenere ciò che vogliamo?
La terza parte è breve, ma precisa: serve a mostrare che gli Stati Uniti non solo vogliono, ma possono realizzare questi propositi, perché ne hanno tutti i mezzi. I quali sono elencati di seguito e comprendono fra l’altro:
+ un sistema politico “agile e adattabile” - che si fonda in realtà su una costituzione fra le più vetuste e sgangherate del mondo, in cui l’indipendenza del potere giudiziario è fragilissima, i limiti all’arbitrio dell’esecutivo incerti e deboli, e le elezioni presidenziali mandano regolarmente al potere chi ha perso le elezioni
+ l’economia più forte del mondo, che fra l’altro “consente di condizionare i paesi che vogliono accesso ai nostri mercati” - dunque è anche un mezzo per imporre la nostra volontà
+ il “sistema di mercati finanziari numero uno al mondo” – ossia un colossale apparato che condiziona i movimenti di tutto il denaro del mondo, che dovrebbe pertanto essere un bene essenziale di demanio planetario ed è invece in pugno all’establishment privato americano
+ il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale – un ingiustificabile privilegio che arricchisce l’America alle spalle di tutti gli altri, quando proprio non ne avrebbe bisogno, ricca e potente com’è
+ le forze armate più forti del mondo – e questa non è una bugia
+ “una vasta rete di alleanze” in tutte le regioni del mondo – che è in realtà una rete di sudditi più o meno consenzienti
+ una “situazione geografica invidiabile”, senza “potenze concorrenti” nel “nostro” emisfero, “con confini senza rischi di invasione militare e con le altre grandi potenze separate da un vasto oceano” – e qui non ci si accorge che questo è in stridente contrasto col fatto che la preoccupazione di difendere il paese e il suo “stile di vita” dagli “attacchi militari” sia stata messa al primo posto in questo documento, confermando che per tenere il potere giova tanto inventare pericoli e mettere paura;
+ l’impareggiabile soft power – di cui si è già detto
+ il “coraggio, la forza di volontà e il patriottismo del popolo americano” – in altri termini, la evidente inclinazione alla prepotenza di una parte di quel popolo, che si ritiene in diritto di girare armata fino ai denti, mettendo a rischio la vita dei concittadini.
E qui segue infine un elenchino delle politiche più tipicamente trumpiane, come i dazi e l’omofobia, che non serve discutere, se non per notare che si chiude affermando testualmente che gli investimenti in scienza e tecnologia servono a “garantire il vantaggio competitivo e il dominio militare [c. ns.] per le future generazioni”. Proprio così, il predominio militare perpetuo.
Conclusione: “lo scopo di questa strategia” è “rafforzare il potere e la preminenza [c.ns.] dell’America”. Vantaggio, potere, preminenza, dominio. E’ il volto della Dittatura Planetaria.
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