martedì 15 luglio 2014

Alcune cose che ho visto in Kenya

A Muthaiga, la grande casa di Nenella Tozzi, decana degli italiani di Nairobi, che ha visto passare Riccardo Bacchelli e Alberto Moravia, Vittorio Gassman e Dacia Maraini e Umberto di Savoia, le sue storie da Novecento ottocentesco,

il suo giardino scintillante sotto il sole popolato di jacaranda e di banani; Joseph, l'autista Kikuyu che mi risponde, spietatamente allegro: “Certo che distinguiamo a prima vista a che tribù appartiene un uomo, è così che li abbiamo potuti uccidere a centinaia quando c'è stata la violenza, sei anni fa”; e le antilopi stagliate contro il cielo, coi grattacieli di Nairobi all'orizzonte; le guardie armate di mitragliatrici davanti ad ogni centro commerciale; l'imbroglione che mi dichiara in arresto perché stavo fumando nel parco; la predicatrice ispirata, inturbantata e ben nutrita che tuona deprecazioni e esortazioni; e un altro giardino immenso e favoloso a Diani Beach, dove Sandra è caduta dal baobab e Peter raccoglieva da terra millepiedi di proporzioni ciclopiche; Maria Luisa divorata dalla passione per gli uccelli e gli animali, ammiratrice di stelle; e le stelle dell'emisfero australe che accendevano di luci torrenziali i cieli di savana dello Tsavo, la Croce del Sud, l'Alpha Centauri, il Lupo, il Pavone; e gli abitanti di quelle savane: l'eleganza femminea degli impala, la grazia placida delle giraffe, l'imponenza marmorea dell'Eland, l'insolente agilità dei babbuini, l'agguato delle aquile, le teste di tre leonesse che emergono dall'erba alta e ci fissano ferme da lontano, intense e calme come sacerdoti; la luna coricata sulla schiena sopra le sponde del fiume Galana popolate di enormi ippopotami; e Madù gongolante nel pulmino, faccia a faccia coi branchi di elefanti; e Sofia Gianna che insegue gli scoiattoli e getta briciole ai grandi becchi ricurvi dei buceri che vengono sul prato; e le donne dei villaggi addobbate di tutti i colori; i bambini e i ragazzi in uniforme che tornano a frotte da scuola; botteghe in baracche di lamiera dove si paga col cellulare; la foto di Uhuru Kenyatta appesa in tutti gli uffici, il figlio di un uomo nato ribelle e morto sovrano, che adesso fa il sovrano di un paese infestato di ribelli; una strage nel giorno del mio arrivo, un'altra il giorno della mia partenza; una moschea omanita fra le palme con un imam che parla di pace; tre cammelli seduti sulla spiaggia; una foresta sacra in riva al mare. Queste ed altre cose ho visto in Kenya, paese bello e triste, così duro da decifrare.


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